Piero Leddi è nato a San Sebastiano Curone, in provincia di Alessandria, nel 1930. Dal padre falegname e da altri parenti artigiani ha appreso le tecniche di lavorazione dei materiali, mentre il rapporto con la terra e l’esperienza della cascina sono legati alla famiglia materna, di agricoltori. Dopo il trasferimento a Tortona è avvenuto il suo accostamento alla pittura, per cui sono stati determinanti l’influenza del tortonese Mario Patri e gli stimoli provenienti dall’eredità del conterraneo Pellizza da Volpedo. A Milano dal 1951, per vari anni Leddi si è dedicato all’attività di grafico pubblicitario, sperimentando contemporaneamente i propri mezzi espressivi ed entrando in contatto con artisti coetanei nell’ambiente di Brera, Giuseppe Guerreschi, Tino Vaglieri, Floriano Bodini, Bepi Romagnoni, Ernesto Treccani, e con critici come Mario De Micheli e Raffaele De Grada.

Alle prime mostre personali del 1953 e del 1958, rispettivamente alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano e a Tortona, ne sono seguite circa cento. Circa centocinquanta le collettive nelle quali si registra la sua partecipazione. Al centro della pittura di Leddi si pone sin dall’inizio l’incontro con la città: interni di auto, discussioni degli intellettuali, famiglie nella quotidianità della vita urbana. Accanto a questo tema, parallelo e ricorrente è il ripensamento del mondo agricolo arcaico e della sua fine. Figura simbolo di tale distacco irreversibile diventa nella sua pittura Fausto Coppi, eroe di un’epopea contadina, protagonista di numerose opere esposte tra l’altro in una mostra alla Galleria La Nuova Pesa di Roma nel 1966.

Alla fine degli anni Sessanta, l’avvio di un’ampia ricerca sul tema delle Teste segna l’acquisizione di nuovi strumenti formali, mentre nel corso degli anni Settanta il confronto con la grande tradizione lombarda arricchisce la pittura di Leddi di spunti allegorici e metaforici, che si rintracciano nei quadri legati al motivo della peste. Ad essi si affiancano raffigurazioni di esodi, come Il Carro di Milano (1973-74), o lavori dedicati all’argomento della festa, sino alla Festa sul Ticino (1978), dedicato all’incidente di Seveso. Nella fase successiva, mentre i paesaggi urbani ricorrono nelle opere che hanno per oggetto il parco Sempione, la riconsiderazione del rapporto con la storia si traduce in un vasto ciclo sulla Rivoluzione francese, esposto nel 1989 al Castello Sforzesco di Milano in occasione del bicentenario e poi all’Istituto italiano di cultura di Lione e al Palais de l’Europe di Strasburgo. Di esso fanno parte tra l’altro le tele del Carro della Festa (1987) e del Mulino dell’Encyclopédie (1988), altamente rappresentative della prospettiva originale attraverso cui Leddi riesce a tradurre nel linguaggio di oggi le simbologie ideate per le celebrazioni pubbliche della Parigi giacobina e le suggestioni della cultura illuministica creatrice di nuovi valori.

Negli anni più recenti, accanto al mai interrotto interesse per la città, espresso nella mostra dedicata a Milano allestita al Museo della Permanente nel 1995, si segnala una ripresa sistematica e approfondita del tema del corpo, che vede l’artista intento a rappresentare in modi sempre diversi l’anatomia umana, l’interno-esterno, il rapporto uomo-natura. In questa ricerca il confronto con la lezione dei grandi maestri del passato è spunto per una lettura del presente in diverse chiavi possibili, tragiche, sentimentali e caricaturali.

Accanto alla vasta serie di disegni e di lavori su tela, costante è l’impegno dell’autore nella produzione grafica, come è testimoniato dal catalogo Piero Leddi. Opera incisa 1956-2002, pubblicato nel 2003.

Piero Leddi si è spento a Milano il 4 giugno 2016.

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