Durante il mio viaggio nel mondo musicale e flautistico posso dire di aver dato inizio ad alcune questioni diventate poi abitudini, tipo l’uso dell’intonatore per costringere i flautisti ad “accordarsi”, l’ampliamento delle dinamiche per contrastare l’uniformità del “c’est pas la flute” di transalpina memoria, l’uso dell’accompagnatore pianistico alle Lezioni, Masters e Corsi estivi, lo studio dei Soli d’Orchestra, l’obbligo di differenziare stilisticamente brani musicali scritti in diversi periodi storici e, da quando i Compositori hanno cominciato a scrivere anche dinamiche e articolazioni, la completa fedeltà al testo.

Tutte cose che chi studia la mia “PRATTICA PER BEN SUONAR DI FLAUTO” conosce bene.

Una cosa, però, della quale vado particolarmente orgoglioso, anche se non ha riscontrato il successo che meritava, è la richiesta a due grandi Compositori contemporanei come Azio Corghi e Luciano Berio di scrivermi le Cadenze per i Concerti di Mozart K 313 e K 314 per rinnovare e nobilitare un settore, quale quello delle Cadenze, che soffre di ripetitività e ristrettezza di vedute.

Tutto ciò avveniva nella seconda metà degli anni Ottanta e cioè molto prima che Gidon Kremer eseguisse alla Scala il Concerto in Re Magg. di Beethoven per violino e orchestra con le Cadenze di Schnittke, suscitando reazioni contrastanti simili a quelle da me causate anni prima abbinando Mozart a Corghi e a Berio!

Naturalmente mi piacerebbe che il popolo dei flautisti rendesse merito a questa mia idea con ciò sperando in una crescita culturale del settore che contribuisca a “cambiare aria” intorno ad esso, anche se, conoscendo l’ambiente, ho scarsa fiducia che ciò avvenga.

Ma, come dice il proverbio, “la speranza è l’ultima a morire”.

Bruno Cavallo

 

LUCIANO BERIO                                                                          AZIO CORGHI