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Comunicazione e Arte – Il Cavallo Pensiero

Di questi tempi comunicare è obbligatorio, ma non ci si deve dimenticare che il nostro “fine” è quello di emozionare chi ascolta per passare dal ruolo di semplice show-man a quello di Artista, ruolo che rivendico da sempre anche per i flautisti. Dico “rivendico” perché nell’immaginario comune dell’ambiente musicale gli Artisti sono i Pianisti, i Violinisti, e qualche Violoncellista, mentre noi siamo di estrazione bandistica e abbiamo poca cultura musicale (vero), una gestione strumentale approssimativa (vero) e i più bravi tra noi sono quelli che, sorvolando sugli Adagi, fanno le note più velocemente degli altri e che quindi più che emozionare divertono, un po’ come al circo (verissimo). Va da sè che per rimontare questa china il flautArtista deve essere uno che non solo sa fare tante note veloci, ma attraverso tutte queste note e, ribadisco, soprattutto con quelle lente degli Adagi, riesce anche a dare emozioni, dimostrando di essere culturalmente in grado di eseguire stili diversi in modi diversi e di modulare il suono come fanno i grandi Interpreti dei suddetti strumenti, i grandi Cantanti e i grandi Attori, esprimendo diversi stati d’animo mutando il tono e il volume della voce in rapporto alla Storia che si sta raccontando al pubblico. Certo i cantanti e gli attori sono avvantaggiati in questo, in quanto hanno un testo da raccontare con parole che narrano una storia, ed è in base al significato di questa storia che essi decidono o determinano il tono ed il volume della voce, ma credetemi, se voi suonando invece di pensare solo alle note veloci (perché quelle lente sono facili) pensate alla stessa storia e con il suono parlate, al pubblico arrivano tutte le emozioni della storia stessa. Certo per far ciò non basta avere un “bel suono” ma come minimo bisogna averne tanti, belli e brutti, perché non sempre le storie sono a lieto fine; non basta avere una sonorità magari morbida, ma occorrono tante sonorità magari non tutte morbide, perché non basta avere un bel volume di suono ma bisogna averne molti, perché non si parla d’amore o si lanciano ingiurie con lo stesso volume, e via di questo passo.(continua a leggere)

Bruno Cavallo

tratto dal volume “Prattica per ben suonar di flauto” ed. M.A.P.